Sr. Cinzia Trotta e Sr. Rita Zaninelli
Il Festival della Missione 2025 si è tenuto a Torino dal 9 al 12 Ottobre Promosso da Fondazione Missio e CIMI (Conferenza degli Istituti Missionari in Italia) in collaborazione con con l’Arcidiocesi di Torino, ha visto una grande partecipazione durante i vari momenti di riflessione, spiritualità e testimonianza. Per le Suore Missionarie Comboniane hanno partecipato sr. Cinzia Trotta, Sr. Rita Zaninelli e Sr. Azezet Kidane come testimone.
Il Volto Prossimo01
Oltre 60 eventi si sono intrecciati in centro città, nella Chiesa di San Filippo Neri, alla Facoltà Teologica e in piazza Castello sul tema “Il Volto Prossimo”, tutti pensati per raccontare che cosa vuol dire fare missione oggi, essere vicini, cioè prossimi a chi vive o proviene da luoghi feriti e martoriati da guerra, fame, violenza o soffre anche per gli effetti prodotti sulla natura dal riscaldamento globale del pianeta.
Giovedì 8 Ottobre, alle h.18 sono partiti sette pellegrinaggi che hanno attraversano la città, passando per luoghi e storie segnati da migrazione, educazione mancata, dipendenze, reclusione, abbandono e solitudine, per poi approdare alla Chiesa di San Filippo Neri e dare il via al Festival.
Ogni mattino, un momento di preghiera animato dal SUAM (Segretariato unitario Animazione Missionaria) e di Lectio divina guidata da Sr. Antonietta Potente, apriva i lavori della giornata.
Panel, conferenze, presentazioni di libri e documentari, sono stati sostenuti da tante testimonianze di persone che hanno raccontano con la loro vita che cosa fanno in concreto per contrastare la globalizzazione dell’impotenza, di cui parla tanto Papa Leone, dimostrano che non siamo impotenti, che possiamo e dobbiamo fare qualcosa, ognuno spinto dai valori di solidarietà umana e della propria fede.
Dei temi di attualità
Fra i temi principali svolti per esplorare la missione come esperienza universale e “Volto prossimo” ci sono stati:
- Giustizia riparativa e perdono, con testimonianze come quella di Diane Foley, madre del giornalista ucciso dall’Isis che ha deciso di perdonare l’assassino del figlio
- Inclusione e fraternità universale, con dialoghi tra teologi, attivisti e giornalisti.
- Ecologia integrale, crisi globale, conversione ecologica e giustizia economica
- Testimonianze di figure simboliche, come il marito di Narges Mohammadi (Nobel iraniana per la Pace) e Nobel del Myanmar incarcerata, che rappresenteranno due donne tenute in ‘ostaggio’ nei rispettivi Paesi che stanno pagando il prezzo della lotta per la democrazia e la dignità.
- Conflitti e marginalità, con voci da zone calde come Terra Santa, Congo, Mongolia, Perù.
- Spiritualità e arte, , canti sacri in lingue antiche e incontri di preghiera ecumenici, con spettacoli teatrali e documentari tra cui “Figli di Haiti” e proiezioni su esperienze missionarie non convenzionali.
La non violenza di fronte ai conflitti
Fra i momenti salienti il sabato pomeriggio, in una Piazza Castello affollata di gente interessata, sul palco ci sono stati interventi dedicati specificamente ai disarmati del mondo che scelgono la non-violenza, la presenza di testimoni dalle zone più ‘calde’ del pianeta, dall’Africa alla Palestina a Israele, tra cui anche la nostra consorella Azezet Kidane.
C’è stata una partecipazione molto ampia e variegata, con decine di ospiti internazionali e un forte coinvolgimento di giovani, famiglie, educatori e operatori pastorali.
I volti di resistenza delle periferie esistenziali
Il Festival della Missione ci ha presentato il “Volto Prossimo” come sfida nell’oggi della nostra Vita, un volto che si rivela a noi nei “volti di resistenza” di sorelle e fratelli che abitano le “periferie esistenziali”, coloro che colpiti dalla povertà e dall’esclusione sociale non frequentano sistematicamente i programmi della pastorale parrocchiale.
Perciò il messaggio del Festival si è concentrato sull’andare “dove ci sono i problemi” per portare speranza, abbracciare i “volti di resistenza” e costruire ponti di umanità, riconciliazione ed educazione. Questa resistenza si manifesta anche nella concreta “fantasia della carità” e nell’abbraccio delle “ferite” dell’umanità, che generano una nuova SPERANZA.
Gli interventi e le testimonianze che hanno incarnato il tema, “Volto Prossimo”, hanno mostrato come la missione sia un incontro reale con il dolore, ma anche che esiste la possibilità di trasformarlo in amore, pace, giustizia e speranza.

