Da Elena Ballati / Sud Sudan
Non si puo’ scrivere solo dei successi nella vita missionaria. Qualche volta aiuta anche a parlare dei fallimenti, parte della realta’ umana e della nostra esperienza. Come missionarie comboniane ricordiamo le parole del Fondatore, Daniele Comboni, che, interpretando difficolta’ e sfide alla luce della fede parlava della costante vicinanza ‘della croce’.
Programma per la guarigione del trauma
In queste ultime settimane rinnovati scontri interetnici e violenze nella regione dell’Equatoria Occidentale del Sud Sudan mi hanno portata alle riflessioni di cui sopra.
Lo scorso settembre avevo partecipato a un programma per la guarigione dal trauma organizzato dal Consiglio Ecumenico delle Chiese a Tombora, nostra antica missione comboniana e epicentro di tensioni fra l’etnia Azande e quella Balanda particolarmente a riguardo della questione dei confini delle rispettive tribu’.
L’organizzazione delle attivita’ non era stata facile perche’ prevedeva la partecipazione di membri da entrambi i gruppi. Date le morti, distruzioni, stupri e saccheggi avvenuti nel 2021, ritrovarsi faccia a faccia in un’attivita’ comune non era stato facile, particolarmente per i giovani. Il programma per la guarigione dal trauma era la prima fase di un piano delle Chiese che prevedeva la successiva organizzazione di sessioni di dialogo fra membri delle due etnie e, infine, una conferenza di pace con la partecipazione di leader politici e religiosi e capi tradizionali.
La violenza è ritornata
Purtroppo per mancanza di fondi e per scarsa volonta’ politica, non c’e’ stato un seguito alla prima fase e dunque non c’e’ stata una franca discussione sui problemi all’origine delle violenze del 2021. Come era prevedibile, la violenza e’ ricominciata e in questi ultimi due mesi e ha gia’ portato allo sfollamento di 50.000 persone.
Si sono verificati anche uccisioni e rapimenti. Fr. Luka Yugue, il nostro referente per la Chiesa Cattolica durante le sessioni per la guarigione dal trauma, scomparso dal 27 aprile scorso insieme all’autista della moto-taxi su cui viaggiava, e’ stato dichiarato morto. La gente prega per queste due ennesime vittime degli odi inter-etnici e la diocesi ha chiesto di non pensare alla vendetta.
Manca una vera volontà politica per risolvere i conflitti
Parlando con un’altra persona che era parte del gruppo dello scorso settembre, commentavamo come e’ stato un peccato che le fasi di dialogo comunitario e la conferenza di pace non abbiano avuto luogo.
I conflitti a sfondo etnico sono difficili da trattare e tendono a durare nel tempo, di generazione in generazione. Dunque investire risorse umane e finanziarie su un unico aspetto del problema seppure importante come quello di aiutare le persone a uscire dallo shock causato dalle esperienze traumatiche che hanno vissuto e’ solo una parte di cio’ che e’ necessario fare. Il dialogo e’ necessario per comprendere i problemi e proporre soluzioni.
La violenza e’ ricominciata a Tombora e questo non e’ solo un fallimento dell’iniziativa troncata del Consiglio Ecumenico delle Chiese, ma anche del senso di umanita’. Come ha fatto notare Papa Francesco, siamo in un’epoca in cui i nazionalismi stanno tornando alla ribalta. Il falso interesse del proprio gruppo, tribu’, etnia, nazione e’ posto al di sopra dell’interesse comune.

