Da Elena Balatti. SMC. Malakal (Sud Sudan)
24 ore dopo l’inizio del mandato del nuovo Presidente degli Stati Uniti, in Sud Sudan ci siamo resi conto di essere di fronte a un cambiamento amministrativo che avrebbe avuto conseguenze immediate in vari ambiti, ma particolarmente in quello dell’aiuto umanitario.
L’ordine di Trump, firmato lo stesso giorno del suo insediamento, e quello di alcuni giorni dopo hanno messo in pausa tutti i programmi di USAID, l’agenzia statunitense per l’aiuto umanitario internazionale, e hanno di fatto arrestato attivita’ gia’ in corso, oltre che bloccare processi di approvazione di nuove proposte.
Tagli agli aiuti umanitari
Per una serie di ragioni, che non posso elencare in questo breve blog, il Sud Sudan purtroppo dipende dall’aiuto internazionale per rispondere ai bisogni essenziali di milioni di persone, inclusi coloro che sono rientrati nel Paese a causa della guerra nel vicino Sudan, particolarmente per quanto riguarda il cibo e l’assistenza medica basilare.
Lo shock e’ stato causato da due fattori; il primo da un’azione repentina con effetto immediato, con contratti gia’ firmati e finanziati ma dove le nuove rate non sono piu’ state erogate; il secondo dalla vastita’ dell’impatto che ha colpito il settore dell’emergenza alimentare, quello dell’assistenza ai profughi dal Sudan, quello medico, quello legato alla promozione della pace e quello dei media non governativi, solo per citarne alcuni.
Sebbene il governo degli Stati Uniti abbia la liberta’ di amministrare i propri fondi come meglio crede, quando vengono prese decisioni che hanno un effetto diretto sulla vita di milioni di persone, cautela e prudenza sono necessarie.
I più deboli sono sempre quelli che ne pagano le conseguenze
Il blocco della enorme macchina degli aiuti firmati USA avrebbe potuto aver luogo gradualmente, cosi’ da dare la possibilita’ ai destinatari di tali interventi di cercare fonti alternative. La sospensione della dose quotidiana di medicine antiretrovirali per i pazienti HIV, ad esempio, ha un effetto deleterio sulla loro salute, mettendo a rischio la loro vita e quella dei loro familiari.
Pur rimanendo il fatto che i soldi appartengono agli Stati Uniti, in presenza di accordi di natura contrattuale, la rescissione di un contratto dovrebbe essere l’ultima decisione dopo un dialogo risultato infruttuoso. In questo caso, per migliaia di contratti non c’e’ stato un dialogo ma solo una comunicazione unilaterale dell’avvenuta dissoluzione.
Etica o soldi?
Alcuni commentano che dopo lo shock iniziale, per l’Africa e’ meglio cosi’, perche’ la dipendenza dall’aiuto internazionale era eccessiva, occasione di pratiche corrotte e non favoriva l’iniziativa locale. Tutto questo ha una parte di verita’, ma lo sbalordimento di fronte alla soppressione di gran parte degli aiuti USA viene dal fatto che considerazioni etiche non hanno avuto posto nella decisione, se non attraverso un accenno al ruolo degli aiuti nella pace internazionale. Sembra che chi ha potere e soldi possa fare molto in questo mondo e che ancora una volta sia prevalsa la legge del piu’ forte.
Penso che come Cristiani non possiamo tacere di fronte all’ennesimo esempio di un sistema politico ingiusto e antidemocratico dove chi e’ piu’ debole non ha voce, non ha potere decisionale e deve subire cio’ che altri impongono.

