Elena Balatti. Smc.
Dal 13 al 18 aprile scorsi abbiamo avuto la prima assemblea della nuova Provincia dell’Africa Orientale (East Africa) delle Suore Comboniane che include le comunita’ in Kenya, Sud Sudan, Monti Nuba e Uganda. La localita’ prescelta, il Centro Spiritualita’ S. Daniele Comboni a Namugongo, Kampala, e’ stata di particolare ispirazione in quanto e’ il luogo che ricorda la morte cruenta di 45 martiri ugandesi nel 1886, Cattolici e Anglicani, la cui testimonianza di fede e’ una pietra miliare nella storia del Cristianesimo in Uganda.
La diversità si fa strada
Come e’ tradizione, alla fine c’e’ stata la foto di gruppo delle partecipanti all’assemblea. Vedendo l’immagine sul telefonino una sorella ha commentato: “Quanti colori! Davvero un’espressione dell’East Africa e di cio’ che siamo!”.
Infatti, guardando la foto con attenzione si vedono persone di diverse nazionalita’, di colori diversi, con fogge di abbigliamento diverse ed eta’ diverse. La diversita’ comunque ha deciso di convergere in un gruppo che offre un buon colpo d’occhio, anche perche’ tutte sorridono data la circostanza della foto.
Le comunita’ della Provincia, presenti in 4 nazioni, sono inserite in contesti che hanno somiglianze ma anche caratteristiche proprie e, particolarmente per quanto riguarda il Sud Sudan, le dissomiglianze fra le culture locali si trasformano purtroppo in motivo di conflitto.
La multiculturalita’ non e’ ancora riuscita ad armonizzarsi in una nazione con un certo grado di coesione. La differenza etnica diventa motivo di divisione perche’ e’ spesso utilizzata come potere per favorire il prevalere di un gruppo su un altro.
Una diversità che induce a riflettere
Sullo sfondo di una realta’ non facile, non solo in Sud Sudan, ma nell’Africa Orientale in generale, penso che una forte forma di testimonianza che possiamo dare come Missionarie Comboniane e’ quella di essere in grado di vivere insieme in comunita’ multiculturali gestendo le nostre differenze e armonizzandole per un unico fine.
Varie volte il fatto che siamo tre o quattro membri di tre o quattro nazionalita’ viene notato dalla gente che ci circonda che fa i propri commenti: ‘ma come fate a vivere insieme?’.
In realta’ si tratta di una testimonianza molto antica che dalla prima comunita’ cristiana descritta negli Atti degli Apostoli ha continuato ad affascinare e a essere un modello che attira, allora come oggi. Gli elementi di essere insieme ‘nella preghiera’ e nella condivisione ‘dei beni’ (Atti, 2) sono di per se’ un messaggio, ovvero un annuncio che rimanda a una Realta’ piu’ grande.
Daniele Comboni nello scrivere le regole per il suo istituto missionario usa l’immagine di un ‘piccolo cenacolo di apostoli’ (S 2648) che, se riescono a operare insieme, mostrano che la loro unione e’ basata sul Signore.
La diversità come punto d’incontro
Tornando alla foto che rappresenta la nostra multiculturalita’ in East Africa, guardarla puo’ essere un’ispirazione a continuare a credere che convivere insieme provenendo da diversi popoli e culture e’ possibile, anche se costa fatica e non sempre ci sono i risultati armoniosi che si vorrebbero.
E’ la speranza che la diversita’ delle culture non necessariamente porta allo scontro come purtroppo vediamo spesso accadere sullo scenario internazionale.

