Da Elena Balatti. Malakal (Sud Sudan)
Ho avuto recentemente l’opportunita’ di participare come facilitatrice a un programma per la guarigione dal trauma con un gruppo di sacerdoti e seminaristi in buona parte dai Monti Nuba. Questa zona geografica del Sudan, molto poco conosciuta, ci rimanda come Comboniane alle lettere di Daniele Comboni che parlava dei suoi primi contatti con il popolo Nuba e della successiva apertura della missione di Delen (attualmente Dilling), nel 1875.
La nostra storia è stata sempre legata ai Monti Nuba
Da quella data ad oggi la storia della presenza missionaria comboniana, indissolubilmente legata alla storia della Chiesa Cattolica sui Monti Nuba, e’ stata a dir poco tormentata. Questo blog non e’ la sede per ripercorrere gli eventi storici che hanno portato ad aperture e chiusure forzate di comunita’ missionarie e di parrocchie, ma e’ importante accennarne perche’ la tormentata storia della Chiesa riflette una storia di sofferenza e resistenza del popolo Nuba.
I Monti Nuba sono parte della piu’ grande realta’ dello Stato del Kordofan Sud, una zona montuosa incastonata fra la parte meridionale del Sudan e il Sud Sudan. Etnicamente sono abitati dai Nuba, che danno il nome alla regione, un’etnia parte del gruppo africano subsahariano. Dai tempi del dominio coloniale anglo-egiziano i Monti Nuba sono parte del Sudan. La popolazione locale e’ stata soggetta a forti pressioni durante un processo di islamizzazione e arabizzazione, e i villaggi della zona, per molto tempo anche dopo Comboni, sono stati periodicamente razziati dai mercanti di schiavi.
Parallelamente al movimento che ha portato all’indipendenza del Sud Sudan, anche sui Monti Nuba si era formato il movimento politico militare dell’SPLM Nord (Sudanese People Liberation Movement), di ribellione al governo centrale di Khartoum. Durante l’attuale guerra civile in Sudan, l’SPLM Nord ha esteso il suo controllo territoriale e di fatto governa molta parte dei Monti Nuba, compresa l’area di Gidel dove si trova la nostra comunita’.
Quale futuro per i Monti Nuba?
Alcuni dei partecipanti al programma per la guarigione dal trauma alla mia domanda su quale sara’ il futuro dei Monti Nuba hanno parlato della probabile nascita di una nazione indipendente, una risposta non sorprendente data la difficile storia di oppressione, marginalizzazione e sfruttamento da parte del governo di Khartoum, da loro vissuta in prima persona. Hanno aggiunto che le strutture di governo sono praticamente in funzione. Anche la bandiera, l’inno ‘nazionale’ e il nome per il nuovo stato ci sono gia’, e la gente, oltre a vivere di agricoltura, usera’ le risorse minerarie della zona, particolarmente l’oro.
Questo scenario, non inverosimile dal momento che la guerra civile in corso in Sudan ha fortemente indebolito il governo di Khartoum, fa riflettere. I Nuba hanno sofferto molte forme di discriminazione come cittadini sudanesi e hanno diritto a un futuro dove la loro dignita’ e i loro diritti siano pienamente rispettati. Una parte di loro e’ ricorsa alla lotta armata non vedendo alternative, e forse arriveranno davvero all’indipendenza. La riflessione e’ come mai nel nostro mondo non riusciamo a convivere nel rispetto e armonizzazione delle diversita’, ma la separazione sembra un’opzione migliore rispetto all’oppressione di un gruppo sull’altro.

