Elena Balatti. Smc. Sud Sudan
Il 10 ottobre, festa di s. Daniele Comboni, mi ha fatto particolarmente piacere ricevere da una religiosa di un’altra congregazione un’immagine augurale.
Un riassunto in una immagine
Nel disegno tridimensionale, realizzato con le tecniche dell’intelligenza artificiale, si vede Daniele Comboni in primo piano e in piedi su una mappa ad altorilievo del continente africano.
Dietro di lui c’e’ un gruppo di religiosi e religiose, tutti africani. Comboni, oltre a una croce di legno, tiene fra le mani un fascicolo o cartella.
Sebbene nell’immagine non venga indicato, ho pensato immediatamente che si tratti del ‘Piano per la Rigenerazione dell’Africa’.
Contenuto del Piano
Nel suo documento programmatico, appunto, Il Piano, Daniele Comboni aveva sognato l’evangelizzazione del continente africano come un’opera che richiedeva la collaborazione di tutte le forze migliori della Chiesa di allora, fra cui clero e istituti religiosi.
Quella sarebbe comunque stata solo la prima fase per portare la fede cristiana in Africa. Componente essenziale della prima evangelizzazione ad opera di missionari/e provenienti da altri Paesi sarebbe stata l’immediata formazione di evangelizzatori locali che avrebbero ben presto continuato il cammino di edificazione della Chiesa africana da protagonisti, secondo il principio diventato famoso di ‘salvare l’Africa con l’Africa’.
Un sogno diventato realtà
L’immagine in questione mi ha colpito perche’ coglie in maniera semplice ed efficace la realizzazione di un aspetto essenziale nel Piano di Comboni.
Oggi il suo sogno e’ diventato realta’, e sia gli istituti religiosi locali nati su ispirazione del carisma comboniano sia molti altri istituti religiosi maschili e femminili hanno un ruolo di primo piano nella Chiesa del Continente.
Noi come missionarie comboniane continuiamo a essere una presenza, ma non abbiamo piu’ un ruolo pionieristico e apripista nella fondazione della Chiesa locale che e’ da anni la responsabile prima dell’evangelizzazione.
Questo rientra esattamente nel programma del nostro Fondatore e fondatore della Chiesa Cattolica nell’allora Vicariato dell’Africa Centrale. Lui ha avuto un ruolo di preminenza e di guida, come simbolizzato nell’immagine che stiamo commentando, ma lo ha fatto per un breve periodo, un po’ come Giovanni Battista, non solo perche’ la morte lo ha portato via precocemente, ma perche’ la sua idea di salvare l’Africa con gli Africani intendeva dare agli Africani un ruolo di protagonisti quanto prima.
Un carisma che mantiene il fuoco della “missionarietà”
Continuando ad applicare il modello del Battista, dopo aver assolto il ruolo di precursori, come membri degli Istituti Comboniani possiamo guardare con soddisfazione ai tanti ‘operai del Vangelo’, per usare un’espressione di Comboni, che lavorano oggi sul suolo africano.
Questa immagine rappresenta solo religiosi e religiose, ma li sappiamo affiancati da tanti laici e laiche, soprattutto catechisti e maestri, come gia’ previsto nel Piano.
Forse allora qualcuna si domanda dov’e’ il nostro posto oggi, dal momento che non siamo presenti nell’immagine. Me lo sono domandata anch’io.
Comboni viene ancora in soccorso perche’ ha sempre parlato della Chiesa come ‘cattolica’, non solo europea, non solo africana forse direbbe oggi.
Penso che, oltre ad aiutare e sostenere la crescita delle Chiese locali, il carisma comboniano rimanga e rimarra’ a mantenere acceso il fuoco della missionarieta’ dovunque noi operiamo, anche in Africa.

