Elena Balatti, Missionaria Comboniana. Da Roma
A Roma, presso una delle strutture del Vaticano in via Paolo VI, l’associazione Pax Christi Internazionale ha ufficialmente aperto un istituto per la riflessione, lo studio e la ricerca sull’uso di metodi non violenti per risolvere i conflitti sia a livello micro, nelle relazioni umane, che a livello macro, sullo scenario politico internazionale. Mons. Ricchiuti, il vescovo presidente di Pax Christi Italia, ha letto il cordiale messaggio di benedizione di Papa Francesco per l’Istituto Cattolico per la Nonviolenza.
Premio annuale di Pax Christi
Come suore comboniane abbiamo partecipato in quattro all’evento, Gabriella Bottani, Tarcisia Ciavarella, Beatriz Galán e io, nel mio caso come membro del comitato di Pax Christi. Date le attuali notizie di cronaca, dove i venti di guerra soffiano sempre piu’ forti, questo piccolo evento, ma molto partecipato da esponenti di movimenti pacifisti, rappresentanti della Chiesa Cattolica e religiosi/e da tutto il mondo, e’ stato un momento per rafforzare la nostra speranza che la pace e’ sempre possibile.
Dopo gli interventi dei relatori, fra cui sr. Teresia Wamuyu, co-presidente di Pax Christi, e dei cardinali Bo di Myanmar e McElroy degli Stati Uniti, partecipanti della seconda sessione del Sinodo, c’e’ stata la consegna del premio annuale di Pax Christi, conferito a gruppi che si impegnano tangibilmente per la pace.
Parents Circle – Families Forum israelo-palestinese
Questo e’ stato il momento piu’ toccante della cerimonia perche’ il gruppo premiato e’ stato il Parents Circle – Families Forum israelo-palestinese, composto da famiglie ebree e palestinesi che da anni cercano di portare avanti un dialogo nel rispetto reciproco pur in circostanze dolorose e estremamente difficili segnate dalla violenza e dall’odio.
Solo i rappresentanti palestinesi, Bassam e la moglie Salwa, hanno potuto essere a Roma mentre il rappresentante israeliano non e’ riuscito a viaggiare a causa della difficile situazione politico-militare di questi giorni.
Yuval, questo il suo nome, ha comunque potuto dare il suo contributo in videoconferenza. Inutile dire quanto e’ stato coinvolgente sentire le due testimonianze. Mentre il conflitto israelo-palestinese sembra una spirale di odio senza fine, in realta’ c’e’ chi lavora per mantenere i canali del dialogo aperti. Tutti i presenti hanno applaudito a lungo.
Altri conflitti dimenticati
All’evento sono stati menzionati i conflitti attuali che hanno bisogno di una soluzione urgente, fra cui la guerra civile in Sudan. Si tratta del conflitto che ha il triste primato del numero di sfollati piu’ grande del mondo, 8 milioni e piu’, ma anche di quello che ha la minore attenzione mediatica, cio’ che significa minore pressione internazionale sulle parti coinvolte perche’ inizino a negoziare.
Di fronte a scontri umani di tale portata, la proposta della non-violenza come metodo di risoluzione sembra ‘un sogno’, un ‘ideale’, come hanno detto i relatori al lancio dell’Istituto, ma e’ in realta’ il modo piu’ rapido per arrivare a fermare la guerra, come parecchi esempi storici di movimenti non-violenti hanno dimostrato. E’ stato bello vedere come credenti di varie religioni possano essere d’accordo, il movimento Pax Christi di fondazione cattolica, Yuval di religione ebraica e Bassam musulmano. Tutti abbiamo pregato lo stesso Dio come Sorgente della pace.

