Elena Balatti. smc
Nella situazione tesa dello Stato dell’Alto Nilo in Sud Sudan, che continua a essere difficile, qualche persona domanda come mai abbiamo riaperto la comunita’ di Malakal nel 2023, dopo nove anni di sospensione dovuta all’insicurezza creata dalla guerra civile.
Essere ponti di riconciliazione fra i popoli
I nostri Atti Capitolari del 2004 ci avevano chiamato ad essere ‘ponti’ di riconciliazione fra popoli e in aree di conflitto, e senza alcun dubbio la citta’ di Malakal, la cui popolazione era ed e’ tuttora divisa fra coloro che vivono sul territorio cittadino e coloro che vivono al campo ONU per la protezione dei civili, e’ uno dei luoghi dove aiutare a costruire relazioni fra gruppi divisi e’ piu’ che mai necessario.
Le lacerazioni sociali provocate da scontri armati e distruzione hanno lasciato delle ferite profonde che impiegheranno generazioni a guarire. Alla richiesta dell’Amministratore Apostolico della diocesi di Malakal prima e successivamente del vescovo, la nostra Provincia del Sud Sudan aveva risposto positivamente, senza dimenticare che i fedeli, particolarmente le donne della Legione di Maria, avevano domandato per iscritto che le suore tornassero.
Come vivere in un mondo lacerato
Nei giorni scorsi i media vaticani e altre testate hanno pubblicato un’intervista a sr. Azezet Kidane, comboniana, che da anni vive nel difficile contesto israelo-palestinese. Le sue parole: “Il nostro obiettivo è di essere ponti”, mi hanno ricordato quanto avevamo detto anche a riguardo della comunita’ di Malakal e sono state per me una rinnovata ispirazione a una delle chiamate su come vivere e attualizzare il carisma missionario comboniano oggi in un mondo lacerato, particolarmente nella zona dell’Alto Nilo dove manca la pace.
Anche papa Leone XIV nel suo primo discorso la sera della sua elezione ha utilizzato l’immagine del ponte per applicarla a Cristo, canale e tramite dell’amore di Dio per l’umanita’, e ha chiesto a tutti coloro che lo ascoltavano di aiutare a “costruire i ponti con il dialogo, con l’incontro”. A Malakal e nell’Alto Nilo c’e’ da dire che la Chiesa, intesa come consiglio ecumenico delle principali denominazioni cristiane, compresa la Cattolica, ha avuto un ruolo di preminenza durante questi lunghi anni di insicurezza nel favorire, appunto, il dialogo, l’incontro e la riconciliazione.
Lavorare nei processi di pace
Come missionarie comboniane abbiamo collaborato in vari modi a questo processo che richiede tanta pazienza e va avanti lentamente; anzi, a volte sembra tornare indietro. Si rema controcorrente perche’ il mondo dei politici e dei capi militari, ancora molto legato ai limitati interessi della propria tribu’, in molti casi non e’ genuinamente interessato a favorire la coesistenza pacifica di tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro appartenenza etnica. Una leader laica, Teresa Nyagak, si e’ distinta per la sua perseveranza nell’organizzare momenti di preghiera interconfessionali. Anche quando l’atmosfera sembrava non favorire alcun incontro, il suo entusiasmo e la sua determinazione hanno convinto tanta gente a incontrarsi e a pregare insieme, un primo piccolo passo verso la riconciliazione.

