Da Elena Balatti in Sud Sudan
L’afflusso incessante di profughi e sfollati dalla guerra del Sudan verso il Sud Sudan – ad oggi piu’ di 700 mila – ha innescato una crisi di proporzioni che nessuno aveva previsto, compresi coloro che hanno scatenato il conflitto.
Caritas Diocesana di Malakal al lavoro
All’ufficio Caritas della diocesi di Malakal dove svolgo il mio servizio abbiamo avuto un anno molto difficile, di continua ricerca di fondi per rispondere a un’emergenza umanitaria senza precedenti; ad esempio, provvedere generi alimentari di prima necessità a chi ha perso tutto rimane una priorità.
Una situazione sempre più preoccupante
Recentemente un episodio ha mostrato quanto la situazione si stia deteriorando e qualcosa di così fondamentale come il cibo sia a rischio. Renk, a nord del Sud Sudan, e’ una delle regioni agricole più importanti dove acquistiamo le derrate alimentari per l’aiuto ai profughi.
Alla fine di luglio una barca da trasporto aveva lasciato il porto di Renk diretta a una località dove l’afflusso di sfollati dal Sudan è stato particolarmente intenso. Dal porto le autorità locali hanno inviato un’altra barca che ha costretto il trasportatore a tornare indietro con tutto il carico di cibo. Il nuovo ordine era che non era permesso a derrate alimentari di uscire dal distretto, nemmeno a pagamento. I cereali, olio, lenticchie e sale erano in effetti già stati pagati dalla Caritas di Malakal.
Dopo altre trattative, telefonate e lettere, alla fine il cibo è stato rilasciato e ha potuto raggiungere le persone per cui era destinato.
All’orizzonte la lotta per il cibo
L’autorizzazione alla partenza ha richiesto l’intervento del capo amministrativo del distretto e della polizia militare, ciò che è sembrato davvero esagerato per poche tonnellate di generi alimentari. La presenza delle forze armate mi ha fatto riflettere sulla possibilità che si arrivi a lottare per il cibo. Anche la distribuzione poi del sorgo, lenticchie, etc. è stata fatta con la presenza della polizia per prevenire disordini. Il numero degli sfollati dal Sudan è così elevato che le risorse disponibili in Sud Sudan, dove i profughi arrivano, sono del tutto insufficienti a coprire il bisogno.
La città di Renk ha visto la propria popolazione forse raddoppiare con l’afflusso dei nuovi venuti, ed e’ comprensibile che l’amministrazione cittadina imposti delle misure per evitare che i propri mercati restino sguarniti, ma è fonte di grande preoccupazione pensare alle conseguenze della scarsità di cibo, del ‘pane quotidiano’.
Quando inizia una guerra, i risultati più immediati sono morti, feriti e distruzione, ma un conflitto innesca una reazione a catena che va lontana e continua nel tempo. La ribellione armata a Khartoum, iniziata nell’aprile 2023, si è lasciata dietro uno strascico di sofferenza umana che per i profughi non finisce quando riescono a lasciare il Paese, ma continua con le difficoltà che devono affrontare per ricostruirsi una nuova vita.
Rinnoviamo il nostro chiaro NO alla guerra
Alla Caritas di Malakal sono arrivati molti appelli per l’aiuto alimentare, e sono arrivati anche dei fondi per tale scopo ma la prospettiva attuale è la scarsità di cibo nella regione fino al nuovo raccolto. Attraverso questo blog vorrei rinnovare il no alla guerra, come detto tante volte da Papa Francesco. Nella pace c’è cibo per tutti.

