Da Sr. Kathia Di Serio. Missionaria Comboniana in Ciudad de Mexico
Con la speranza dei “Caminantes”
Mi trovo nella Città del Messico dove accompagno i migranti continuano ad affluire e ad ammassarsi in cerca di vita e di futuro. In questo tessuto sociale incontro i più isolati , i dimenticati e abbandonati e ascolto le loro storie, i loro momenti e situazioni drammatiche, vissute dall’inizio del loro cammino fino alla capitale messicana.
Li visito camminando lentamente con loro e tra loro; mi fermo, ai bordi della strada e nelle loro dimore provvisorie di tende o di baracche di cartone. Allora le distanze si annullano e si vivono momenti di condivisione molto profondi, pieni di lacrime e di gioie, di speranze e di delusioni.
Avvicinarsi in punta di piedi
L’incessante flusso migratorio verso la Città del Messico, dove rimarranno per molto tempo, porta con sé una miriade di storie, speranze e disperazioni. Molti migranti arrivano in cerca di lavoro, sicurezza o semplicemente di un nuovo inizio. Tuttavia, troppo spesso, si trovano ad affrontare ostacoli: dalle barriere linguistiche alla discriminazione e dalla mancanza di documenti all’essere percepiti come estranei intrusi e invisibili.
Una giovane di Honduras di circa 25 anni, che spesso incontro seduta difronte alla sua tenda accampata per strada, mi dice: “ Hermana Kathia, le parole spesso non arrivano al cuore, come gli sguardi di chi ci vede con occhi di disprezzo e di rabbia; tu invece ti avvicini a noi con naturalezza, con uno sguardo diverso; è uno sguardo di bontà, di affetto e di amore vero. Questo, credimi, mi dà gioia e mi aiuta a sentirmi nuovamente persona, in un contesto cosi vulnerabile e disumano, dove la solitudine regna e i pensieri poco belli e poco positivi occupano parte della giornata…Grazie, hermana Kathia, grazie per il tuo sguardo affettuoso e attento; davvero grazie per esserci e fermarti a parlare con noi.”
Camminare con loro
Il camminare accanto alla moltitudine di migranti non è privo di sfide e di ostacoli. Le risorse spesso limitate, insieme alle pressioni politiche e sociali, possono mettere a dura prova la resilienza di quanti, come me, si dedicano a questa missione.
La necessità di sostenere i migranti umanamente e spiritualmente, richiede un impegno generoso e totale; richiede, soprattutto, una sensibilità profonda verso le molteplici dimensioni dell’esperienza umana, che ogni persona racconta e porta con se con le cicatrici del cammino percorso e delle tante esperienze amare vissute attraversando i vari paesi, prima di giungere in Messico.
Il valore di uno sguardo
Un giorno, un giovane Venezuelano di 23 anni, incontrandoci e scambiandoci un sorriso e “un come stai”, con occhi pieni di lacrime e a voce bassa mi dice: “ Sai, sto bene anche se non sto bene…non riposo bene, la strada non è sicura anche se con la mia famiglia sono in una tenda. Io non dormo bene perché devo prendermi cura dei miei figli e di mia moglie…sono mesi che sto cosi…ma dico di stare bene perché, grazie a Dio, siamo arrivati fino qui, nonostante i momenti pericolosi che abbiamo dovuto affrontare. Desidero solo…solamente dirti grazie per fermarti a parlare con me, grazie per esserci e per non aver dimenticato questa parte di umanità…grazie!” Poi, stringendomi forte la mano, mi sussurra: “Torna, noi ti aspettiamo”. Questi incontri riempiono il cuore e gli occhi di lacrime e di speranza.
Porto in me ogni persona che incontro; ogni dialogo e condivisione che vivo sono un dono e una ricchezza che desidero tanto condividere; ma le parole, spesso, non arrivano ad esprimere in pienezza quanto vivo e sento nel mio cuore… So che continuerò a camminare con lo sguardo rivolto alla sofferenza e alla speranza dei migranti e a Colui che e’ la via, la verità e la vita.

