Inma Cuesta. Smc
Suor Benjamine Kimala, dell’Africa francofona, riassume la sua esperienza missionaria in una frase così semplice che potrebbe sembrare uno slogan: “La missione è molto bella. Si riceve più di quanto si dà.” Ma poi aggiunge qualcosa che trasforma questa affermazione in una teologia vissuta: “Allora, non abbiate paura.”
La Missione ti riempie
C’è una logica nascosta in questa sequenza. Se la missione fosse principalmente dare—dare tempo, energia, competenze, risorse, perfino dare la propria vita—allora la paura sarebbe del tutto ragionevole. Perché dare implica perdere. Dare significa svuotarsi. E quando ti presenti davanti alla missione pensando che sia fondamentalmente un esercizio di donazione unilaterale, la paura è l’unica risposta sensata: avrò abbastanza da dare? E quando avrò dato tutto, cosa rimarrà di me?
Ma Suor Benjamine sta proponendo un’economia completamente diversa. Un’economia in cui il movimento fondamentale non è da te verso gli altri ma dagli altri verso te. In cui la missione non ti svuota ma ti riempie. In cui parti pensando di essere tu la ricca che va verso i poveri, e scopri di essere tu la povera che riceve dai ricchi.
Questa è un’affermazione radicale, e diventa ancora più potente quando consideri chi la pronuncia. Suor Benjamine è africana. Viene da quel continente che per secoli è stato oggetto della missione, destinatario dell’evangelizzazione, ricevitore dell’aiuto. La narrazione storica diceva: l’Europa ha il Vangelo, l’Africa ha bisogno del Vangelo. L’Europa ha la civiltà, l’Africa ha bisogno della civiltà. L’Europa dà, l’Africa riceve.
E ora questa donna africana, diventata lei stessa missionaria comboniana, annuncia che l’intera narrazione era rovesciata fin dall’inizio. Che chi pensava di dare stava in realtà ricevendo. Che chi pensava di arricchire stava in realtà arricchendosi. Che la freccia della grazia non andava in una sola direzione—dall’Occidente al resto del mondo—ma in tutte le direzioni simultaneamente, con l’Africa che evangelizzava tanto quanto veniva evangelizzata.
“Si riceve più di quanto si dà.” È importante soffermarsi sul “più”. Non dice “si riceve quanto si dà”, che suggerirebbe uno scambio equo, una reciprocità bilanciata. Dice “più”. Implica uno squilibrio deliberato, un’asimmetria che favorisce sempre chi apparentemente è in posizione di dare. Vai pensando di fare un regalo e torni con un tesoro. Vai pensando di riempire un vuoto e scopri che il vuoto era il tuo.
Ricevere con umiltà
Ma cosa si riceve esattamente? Suor Benjamine non elabora, e forse è meglio così. Perché quello che si riceve nella missione non può essere facilmente categorizzato o quantificato. Non sono cose che puoi mettere in una lista: “Ho ricevuto questo, questo e questo.” È qualcosa di più sfuggente e più profondo.
Si riceve la fede semplice di chi non ha nulla ma confida totalmente. Si riceve l’accoglienza generosa di chi ha poco ma condivide tutto. Si riceve la gioia di chi soffre ma non perde la speranza. Si riceve la preghiera di chi non sa leggere ma conosce Dio intimamente. Si riceve la comunità di chi non ha beni ma ha relazioni ricche. Si riceve l’umanità di chi è stato disumanizzato ma mantiene la dignità. Si riceve la resilienza di chi è stato schiacciato ma continua ad alzarsi.
E si riceve, soprattutto, una lezione di umiltà. Perché quando vai in missione pensando di essere il salvatore e scopri di essere il salvato, quando vai pensando di essere il maestro e scopri di essere lo studente, quando vai pensando di portare Cristo e scopri che Cristo era già lì, aspettandoti—quella è una conversione radicale. Un rovesciamento completo della tua comprensione di chi sei e di cosa significa servire.
Non avere paura
“Allora, non abbiate paura.” Questa conclusione di Suor Benjamine merita di essere presa sul serio. Perché se la missione fosse davvero un esercizio di auto-sacrificio eroico, se fosse davvero un dare fino a non avere più nulla, allora la paura sarebbe la risposta appropriata. Solo i santi o i folli partirebbero. Ma se la missione è quello che Suor Benjamine dice—un ricevere che supera abbondantemente il dare—allora la paura è fuori luogo. Non perché la missione sia facile o comoda o priva di sofferenze reali. Ma perché in quella sofferenza stessa c’è un dono che la trasforma, che la rende feconda, che la fa diventare fonte di vita piuttosto che solo di morte.
C’è qualcosa di profondamente evangelico in questa economia rovesciata. Gesù lo disse chiaramente: “Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perde la propria vita per causa mia, la troverà.” Suor Benjamine sta semplicemente testimoniando la verità di questa promessa. Vai in missione pensando di perdere la tua vita—la tua cultura, la tua comodità, la tua sicurezza—e scopri che la stai trovando, più ricca e più piena di quanto avresti potuto immaginare.
Questa prospettiva è particolarmente importante oggi, quando le vocazioni missionarie scarseggiano in molte parti del mondo. Perché se presentiamo la missione solo come sacrificio, come rinuncia, come perdita, attiriamo solo quelli con un complesso messianico o una tendenza al martirio. Ma se presentiamo la missione come Suor Benjamine la presenta—come un’avventura in cui ricevi molto più di quanto dai—allora potremmo attrarre persone che cercano vita, che cercano crescita, che cercano pienezza.
E queste persone non sarebbero meno generose o meno dedicate. Sarebbero semplicemente più oneste riguardo a come funziona davvero la grazia. Che Dio non ci chiama a svuotarci per il piacere di essere vuoti. Ci chiama a svuotarci perché vuole riempirci con qualcosa di infinitamente più prezioso di quello che contenevamo. Ci chiama a dare perché vuole darci. Ci chiama a perdere perché vuole farci trovare.
“La missione è molto bella. Si riceve più di quanto si dà. Allora, non abbiate paura.” Tre frasi semplici da una suora africana che rovesciano secoli di retorica missionaria e ci riportano al cuore del Vangelo. Dove la logica è sempre rovesciata, dove gli ultimi sono primi, dove chi perde trova, dove chi dà riceve, dove la morte porta vita.
Ascolta Suor Benjamine condividere la sua esperienza su Instagram @comboniane

