In un mondo attraversato da tensioni e lacerato da troppi conflitti, il dialogo tra religioni e culture diverse rappresenta una via irrinunciabile per edificare la pace. Lo testimoniano le tante esperienze positive di collaborazione interreligiosa che negli ultimi decenni hanno dato frutti preziosi.
Quando alimentata da una sincera apertura all’altro e dal desiderio di comprendere prima di giudicare, la disposizione al dialogo ha permesso di scoprire valori condivisi, superare diffidenze ataviche, intraprendere percorsi di riconciliazione. Leader religiosi lungimiranti hanno costruito ponti laddove sembravano ergersi solo muri.
Oggi l’appello alla fratellanza tra popoli e fedi non è mai stato così attuale e urgente. È un compito che interpella in primo luogo le nuove generazioni, native di un villaggio globale nel quale convivono etnie, tradizioni, credenze differenti. I giovani, con la loro sensibilità verso l’incontro interculturale, possono essere straordinari costruttori di dialogo.
Per questo è importante moltiplicare le occasioni di scambio e reciproca conoscenza fin dalla tenera età. Educare al rispetto, alla sincerità nella relazione con l’altro, alla capacità di tessere amicizia anche tra diversi. Coltivare il dialogo nelle scuole, nei quartieri, nelle associazioni. Creare spazi di incontro tra giovani di fedi diverse, per condividere ideali di fraternità attraverso gesti concreti di solidarietà e impegno sociale.
Costruire ponti si può, a partire dai piccoli gesti quotidiani di ciascuno: l’ascolto paziente, la volontà di comprendere, la mano tesa, il sorriso fraterno. Sono questi i mattoni con cui edificare la civiltà dell’amore.

