di Elena Balatti, smc – Sud Sudan
Al termine del Sinodo sulla Sinodalità, conclusosi a Roma il 29 ottobre scorso, vari partecipanti hanno rilasciato interviste dove hanno parlato della loro esperienza di quattro settimane insieme come rappresentanti di Chiese locali da ogni parte del mondo. Alcuni di loro hanno commentato come questo evento ha fatto loro realizzare come l’Europa non sia più il centro della Chiesa Cattolica, e che il Sud del mondo, vale a dire Africa, America Latina e Asia, sta diventando ‘più’ forte’ nella propria rappresentanza (card. Shönburn, di Vienna). Il card. Barreto, presidente del CEAMA, la Conferenza Ecclesiale dell’Amazzonia, ha indicato nell’America Latina il nuovo centro della Chiesa.
Quando Papa Francesco è venuto a Juba, capitale del Sud Sudan, lo scorso febbraio circa 50.000 persone hanno partecipato alla messa conclusiva, una marea ondeggiante attraverso la quale lui si è mostrato molto felice di passare, salutandoli dalla papamobile. A qualcuna di noi sono venute in mente le parole di Daniele Comboni che parlava della necessità della ‘perla nera’ di essere incastonata nella corona regale della Madonna Regina. Quella profezia di 150 anni fa è da tempo una realtà, e ad esempio nella diocesi di Malakal, che comprende le sponde del Nilo navigate da Daniele Comboni in cerca di una zona dove fondare la Chiesa, i cattolici sono oggi la religione di maggioranza, anche se mancano statistiche accurate.
Il fenomeno della crescita del numero di cristiani in Africa, America Latina e Asia ha un legame con la crescita della popolazione mondiale dal Sud del mondo, ma non si tratta solo di un dato quantitativo. Percentualmente la popolazione dei battezzati è aumentata nelle zone che un tempo erano considerate di prima evangelizzazione, mentre il numero dei cristiani e cattolici in Europa è in diminuzione, così come la loro percentuale fra la popolazione. Sembra che durante questo ultimo Sinodo non solo la consapevolezza di un avvenuto spostamento del ‘centro della cattolicità’ sia aumentata fra cardinali e vescovi, ma anche che il dibattito sinodale ne sia stato caratterizzato. Prospettive teologiche, ecclesiologiche e antropologiche dal Sud del mondo hanno avuto un peso nell’andamento delle discussioni e nella redazione del documento di sintesi dei lavori. Il Vaticano rimane la sede del Papa e dunque in posizione centrale, ma i cattolici dai continenti extra-europei, a partire dal Pontefice stesso, occupano ora ruoli che per centinaia, se non migliaia, di anni erano rivestiti da europei. Il centro spirituale e amministrativo storicamente legato all’apostolo Pietro rimane a Roma, ma la concentrazione e il numero maggiore di fedeli sono oggi altrove, nel Sud del mondo, ciò che da’ in qualche modo ragione all’affermazione del card. Barreto sulla centralità, ad esempio, dell’America Latina nella Chiesa cattolica contemporanea.
Riflettendo sui commenti a riguardo dello spostamento del centro della cattolicità, peraltro non nuovi, penso che non si tratti in effetti di porre questo o quel continente al centro, implicandone una maggiore importanza rispetto agli altri, perché’ il vero e unico centro rimane Cristo. Le foto dei gruppi di riflessione del sinodo nell’Aula Paolo VI, tanti tavoli a cui erano sedute persone di ogni nazionalità davanti alla scultura del Cristo che risorge comunicano piuttosto l’immagine della Chiesa come ‘famiglia di Dio’, immagine usata nei documenti del primo Sinodo per l’Africa (1995). Nella famiglia cristiana tutti i membri, nella distinzione dei loro ruoli, godono di pari dignità.

