di Elena Balatti, smc – Sud Sudan
A Malakal la decisione di sposarsi in chiesa è molto rara. Nel 2023 c’è stata una sola cerimonia, e si è trattato della benedizione di una coppia sposata tradizionalmente da anni e già con un numero di figli. Nel nostro servizio come Missionarie Comboniane non manchiamo di fare appello ai giovani perché formino la loro famiglia su basi cristiane, ma non sempre vediamo i risultati, e a volte ricordiamo quanto detto da Daniele Comboni a proposito dei missionari che pongono le fondamenta di un edificio che solo i posteri vedranno, e questo ci ispira a essere pazienti.
Una delle persone con cui collaboro aveva celebrato il matrimonio tradizionale qualche anno fa. Il completamento della cerimonia secondo la tradizione, molto dispendioso, è il primo e indispensabile passo, almeno fino ad oggi, anche per chi intenda sposarsi in chiesa. Peter, un nome fittizio, diceva di voler procedere subito al matrimonio religioso, ma la cosa non si è materializzata. Pensavo fosse dovuto al fatto che purtroppo, in Sud Sudan come in Italia, la cerimonia in chiesa è spesso legata ad altre grosse spese per gli inviti, etc. Recentemente ho ricevuto una telefonata molto emozionale dalla moglie che diceva di voler commettere suicidio perché il marito aveva iniziato il processo di prendere una seconda moglie, permesso dalle tradizioni poligamiche della sua etnia. Quando l’ho richiamata al telefono era più calma ma le sue parole “L’ho perso.” risuonano ancora nella mia mente con la loro carica emozionale, a condanna di ogni azione che rompe qualcosa di così importante come l’unità familiare.
Per molti giorni questo evento mi ha lasciata turbata e senza parole, come dice il salmo. Comunque il Signore non ci lascia nella depressione e recentemente si è verificato un evento di segno opposto rispetto a quello descritto sopra. Eravamo a Old Fangak con un gruppo di persone, ospiti della comunità MCCJ, e con P. Roy Zuniga avevamo sfidato i tre uomini con noi, uno sposato tradizionalmente da molti anni e quasi nonno, l’altro sposato da qualche anno e già con figli, e il terzo, non ancora sposato, a pensare all’importanza della scelta del matrimonio in chiesa. Il giorno dopo pensavo che avevamo forse esagerato e che non avrei più parlato dell’argomento particolarmente con il giovane ancora scapolo. La sorpresa è stata che la sera ha avuto lui una comunicazione da dare a tutto il gruppo e ha parlato della sua risoluzione di sposarsi direttamente in chiesa. Alla domanda se la sua fidanzata è d’accordo, ha risposto affermativamente. Se ciò avviene, sarà il primo matrimonio in chiesa a Malakal in parecchi anni.
Riflettevamo poi con P. Roy sulle difficoltà della pastorale familiare un pò in tutto il mondo, per varie ragioni. Se in Sud Sudan si tratta delle tradizioni e del pagamento della dote, in altri Paesi ci sono altri problemi. La Grazia di Dio però, in qualcuno aperto a riceverla, può dare la forza di prendere decisioni forti. C’è ora da pregare per Martin (nome fittizio) e la sua fidanzata perché arrivino insieme all’altare.

