La visita del Papa in Sud Sudan lo scorso anno ha attirato, sia prima che dopo, una inusitata attenzione su questo Paese dell’Africa Centrale. In particolare, il Vaticano segue con interesse e speranza l’ultima fase dell’accordo di pace 2018 che prevede le prime elezioni politiche generali alla fine di quest’anno. Il Card. Michael Czerny, prefetto del Dicastero vaticano per lo Sviluppo Umano Integrale e’ stato in visita a Juba e, su invito del vescovo, a Malakal nei primi giorni di questo mese.
La venuta del cardinale ha coinciso con l’assemblea annuale della diocesi, e sua Eminenza ha con piacere rivolto alcune parole ai partecipanti. Dopo aver domandato se durante il raduno si era parlato della prima fase del sinodo sulla sinodalita’, tenutasi a Roma lo scorso ottobre, ha apprezzato l’immagine delle cento persone che gli stavano davanti, affermando che questa riunione di laici, clero e religiosi, uomini e donne – sebbene queste ultime fossero ben poche – era un esempio della sinodalita’ della Chiesa, l’essere insieme come credenti con vari ruoli al servizio del Regno di Dio.
In quanto prefetto del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, Card. Czerny ha voluto incontrare i membri dell’ufficio analogo a livello della diocesi di Malakal. All’incontro, avvenuto il 7 febbraio, erano presenti le due sezioni della Caritas e di Giustizia, Pace e Integrita’ del Creato. I presenti hanno avuto la possibilita’ non solo di ascoltare ma anche di fare domande. La mia domanda si e’ ricollegata all’intervento sulla sinodalita’ fatto in precedenza dal prefetto, ed ha avuto un contenuto deliberatamente provocante: la sinodalita’ nella Chiesa Cattolica continuera’ dopo Papa Francesco, o morira’ con lui? Il cardinale non si e’ lasciato scomporre e, dopo una breve pausa, ha risposto in modo articolato, dicendo anzitutto che sarebbe stato meglio rivolgere la domanda al Papa stesso. Ha proseguito parlando dell’esperienza alla prima sessione del sinodo come un evento dove lo Spirito di Dio era veramente presente e guidava l’assemblea. Dunque, lo stesso Spirito continuera’ a guidare la sua Chiesa.
Card. Czerny ha aggiunto che lui personalmente non presta troppa attenzione alle critiche sull’operato del Papa, di un gruppo minoritario ma rumoroso. In tal modo ha mostrato di aver compreso la ragione della mia domanda. Il rumore mediatico di coloro che si oppongono a un modello di chiesa sinodale e’ parecchio, ma non deve far preoccupare perche’ lo Spirito di Dio sempre guida e accompagna la comunita’ dei discepoli e discepole di Gesu’ Cristo. Ho pensato che per noi come agenti pastorali donne, e’ il modello sinodale che finalmente ci aiuta ad avere spazi e ambiti di presenza attiva a vari livelli, cio’ che un modello clericale e piramidale non solo non garantisce, ma a volte preclude. Il carattere partecipativo della Chiesa sinodale offre a tutti e a ciascun membro, nei loro rispettivi ruoli, la possibilita’ di avere voce. Cio’ comporta dei rischi, ma non credo si debba avere paura delle voci dissonanti e nemmeno di quelle stonate perche’ lo Spirito di Gesu’ Cristo ha il potere di armonizzare e gentilmente, anche fermamente, guidare la Chiesa. Vale dunque la pena qualche volta di esprimere i propri dubbi e preoccupazioni, cosi’ da essere confermati.

