di Elena Balatti, mc – Sud Sudan
Sono passati esattamente dieci anni dal Natale 2013, inizio dei combattimenti e della distruzione portati dalla guerra civile. Finalmente il mercato centrale di Malakal comincia a rassomigliare a quello del 23 dicembre 2013, con bancarelle e mercanzie natalizie, come capi di abbigliamento, caramelle e datteri. Vedere ora scene di movimento e affollamento guarisce il trauma seguito alla devastazione della guerra. E’ un po’ come chiudere una brutta parentesi e pensare che un incubo e’ finito.
Oggi [23 dic.], dopo tutto questo tempo, come Missionarie Comboniane abbiamo avuto la celebrazione della messa nella nostra casa, anch’essa passata attraverso molte traversie e quasi interamente riparata. Al termine della celebrazione il SS. Sacramento e’ rimasto nella nostra cappella, benche’ l’ambiente sia ancora piuttosto essenziale. Anche la comunita’ e’ ancora essenziale, con due membri: sr. Piera de Munari oltre a me. E’ stata proprio sr. Piera che ha insistito per avere il SS. Sacramento nella nostra cappella prima di Natale. Il parroco, don Ernest, insieme al vicario generale della diocesi, don William, e a don Bulus, il celebrante principale, hanno accettato volentieri di celebrare la messa nella nostra casa. E’ stato un momento molto semplice ma carico di significato. I ricordi della guerra, gli sfollati, i morti e tutta la fatica di questi dieci anni sono diventati nuovamente presenti, ma come trascinati in alto dalla forza dell’Eucaristia. Ha dunque prevalso un senso di serenita’ e semplice gioia. Al momento della colazione i sacerdoti hanno chiaramente espresso l’aspettativa di una cerimonia piu’ sostanziosa quando ci sara’ la benedizione della casa, dove un toro non potra’ mancare per preparare un pranzo, secondo le buone tradizioni sud sudanesi!
L’evento mi ha fatto ricordare le parole di Madre Teresa di Calcutta che ogni volta che apriva una comunita’ delle sue suore diceva che apriva ‘un altro tabernacolo’, indicando con cio’ il ruolo centrale della Presenza eucaristica fra le religiose. Noi come Comboniane abbiamo un carisma diverso, ma l’Eucaristia e’ anche per noi centro e modello della nostra vita comunitaria. Daniele Comboni, il Fondatore, ci ha lasciato detto di essere un cenacolo di apostole la cui luce che si diffonde e riscalda fa comprendere la natura del Centro da cui luce e calore emanano. Luce e calore volgono appunto l’attenzione di coloro da cui ne sono raggiunti verso la Sorgente. Nel contesto di Malakal, una citta’ che dalla guerra civile e’ rimasta sostanzialmente divisa in due settori che corrispondono a gruppi etnici che si sono scontrati, l’essere in grado, come comunita’ religiosa, di indicare alla gente la direzione del Centro unificante che e’ l’Eucaristia e’ di per se’ la missione. Se le persone camminano verso tale Centro, si trovano a essere progressivamente sempre piu’ vicine tra loro.
Una delle letture di questi giorni in preparazione al Natale riporta le parole di Elisabetta a Maria: ‘a cosa devo che la madre del mio Signore venga a me?’, ovvero che il Signore stesso, ancora nel grembo di Maria, la visiti. Avere la celebrazione della messa nella nostra casa e poter quindi conservare l’Eucaristia nella cappella suscita un po’ la stessa domanda, e forse ancor piu’ lo stupore, che e’ quello del Natale: come spiegarsi il mistero dell’Emmanuele, il Dio-con-noi? La risposta a questo stupore e’ l’adorazione, da cui puo’ seguire l’annuncio di cio’ che si e’ visto e udito. Che il Signore ci doni dunque questo stupore. Buon Natale!

