di Romina Gobbo
«Il mio non è amore che scusa, ma amore che corregge»
«Il Signore mi ha mandato per essere una sua presenza di consolazione, e perché io possa dire ogni giorno ai ragazzi che incontro: “Sono con te, vai avanti, ricomincia”. Stando qui imparo sempre di più ad avere pazienza e amore. Non amore che scusa, amore che corregge». La comboniana suor Giovanna Calabria, nipote di san Giovanni Calabria, si trova a Gulu, nel nord dell’Uganda dal 1971. Con oltre 200mila abitanti, Gulu è la seconda città più popolosa di un Paese che all’aeroporto ti accoglie con la scritta “Uganda, perla d’Africa”, perché così lo definì Wiston Churchill. Ma oggi la realtà è che circa il 65% degli ugandesi vive con meno di due dollari al giorno.
Negli anni’ 70
Quando le comboniane arrivarono negli anni ’70, il Paese era in guerra. Con un colpo di stato, nel 1971, Idi Amin Dada Oumee, prese il potere. Rimase presidente fino al 1979, governando col pugno di ferro e con la violenza. Perseguì molti gruppi etnici, tra cui gli Acholi, i Lango, gli Indiani, inclusi quelli di religione induista e cristiana. Una stima dell’International Commission of Jurists ha ipotizzato che le vittime della sua repressione siano state almeno 80mila. Fu un periodo sanguinario. «La caserma principale era proprio vicino a noi e di notte sentivamo gli spari – racconta suor Giovanna -. I militari cercavano sempre automobili, benzina e soldi. Arrestavano persone arbitrariamente, chi non forniva loro quello che chiedevano, veniva ucciso. I soldati erano sempre in giro a controllare, così molte persone venivano da noi in cerca di un rifugio. Nello scantinato abbiamo nascosto tanti padri comboniani». Nel 1978 Amin ordinò l’invasione della Tanzania, ma quest’ultima iniziò un contrattacco a cui parteciparono anche gli esiliati ugandesi. «Ancora vittime, ancora paura. La sera non potevamo neppure accendere la luce. Saremmo diventate un bersaglio. Ma non abbiamo mai pensato neppure per un istante di andarcene». L’anno successivo l’era Amin termina.

