Elena Ballatti. Smc.
Un giornalista mi ha contattata per un’intervista sui 15 anni di indipendenza del Sud Sudan. In effetti, il 9 luglio ricorre il 15mo anniversario da che il Sud si e’ staccato dal Sudan ed e’ diventato una nazione autonoma.
Festeggiamenti ridotti al minimo
A dire la verita’, non si nota un clima celebrativo; anzi, l’anniversario rischia di passare inosservato per molte persone che sono occupate con le attivita’ legate alla sopravvivenza quotidiana e non hanno le energie o il tempo per pensare ad altro.
Molti eventi hanno contribuito a generare un senso di disillusione dopo le grandi attese legate al referendum per la secessione nel 2011. La guerra civile del 2013-18 che ha spaccato il partito al potere e anche il Paese ha lasciato pesanti strascichi, e due accordi di pace non sono ancora riusciti a risolvere i problemi che l’avevano causata.
Incertezze e delusioni
Il Paese e’ in attesa delle sue prime elezioni politiche generali, previste per il dicembre di quest’anno dopo ripetuti rinvii. Non c’e’ ancora una certezza che questo esercizio politico, ultima clausola dell’accordo di pace, effettivamente avra’ luogo, ma la speranza rimane, contro ogni speranza.
La guerra civile e le sue conseguenze hanno fatto crollare tanti dei sogni dei giorni dell’indipendenza. I giovani, in particolare, aspirano a un futuro dove ci siano sviluppo, benessere e opportunita’ di studio che pongano il Sud Sudan al livello di altri Paesi piu’ avanzati del Continente Africano, ma rimangono molte incertezze sul se e quando tutto questo potra’ avvenire.
Un enorme potenziale di risorse di ogni tipo
In realta’ il Sud Sudan ha moltissime opportunita’ per divenire una nazione prospera e avanzata. Le sue risorse naturali sono immense, e la sua numerosa popolazione giovane ha le energie e le risorse umane per portare il Paese verso tempi migliori.
La classe politica, purtroppo, non e’ stata all’altezza dei propri compiti e ha largamente sprecato le possibilita’ offerte dalla nascita di una nuova nazione, incluso un certo interesse internazionale e finanziamenti da parte di vari quartieri.
La storica visita di Papa Francesco in Sud Sudan
Questi 15 anni hanno visto anche la storica visita a Juba, la capitale, di Papa Francesco e del Primate Anglicano Welby. Il Papa stesso e la Chiesa Cattolica hanno mostrato un interesse particolare perche’ il Sud Sudan non fallisse come nazione, e molti Sud Sudanesi non possono dimenticare l’appello accorato dell’anziano Francesco ai leader politici nel 2019 quando si inginocchio’ e bacio’ loro i piedi supplicandoli di essere ‘padri’ nei confronti dei loro concittadini.
Molti popoli, una sola nazione
Dopo l’emozione e i buoni propositi del momento, non si sono visti cambiamenti di rotta significativi. In particolare, non si e’ vista una genuina partecipazione dei diversi gruppi etnici nel governo del Paese.
La concentrazione di tutti i poteri nelle mani di una ristretta élite proveniente quasi solamente da un solo gruppo etnico ha continuato a generare malcontento e insoddisfazione che purtroppo si sono spesso trasformati in conflitti armati.
L’augurio al Sud Sudan e’ che i prossimi 15 anni siano migliori, cio’ che puo’ avvenire se lo slogan dell’indipendenza: ‘molti popoli, una sola nazione’ verra’ finalmente vissuto nello spirito e nella lettera.

