La Conferenza degli Istituti Missionari in Italia (CIMI) esprime profondo dolore e sgomento per l’ennesima tragedia umanitaria avvenuta nel Mar Ionio, tra il 13 e il 14 giugno, che ha causato la perdita di centinaia di vite innocenti, tra cui donne e bambini, in un naufragio di un’imbarcazione carica di migranti.
Questa non è una storia isolata, ma una strage annunciata che si ripete in modo sconcertante. I sopravvissuti sono stati abbandonati in condizioni precarie nel porto di Kalamata, lontani dagli occhi dei media. I corpi recuperati sono stati trasferiti al buio durante la notte e i parenti dei dispersi si aggrappano al telefono in cerca di notizie.
È tempo di smettere di scaricare le responsabilità e affrontare la realtà. La domanda che dobbiamo porci è se queste persone avessero altre alternative per sfuggire alla violenza e alla persecuzione. Cosa avremmo fatto noi al loro posto?
Le organizzazioni missionarie chiedono il rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali, ma ciò non basta. È necessario agire concretamente, offrire alternative sicure e legali, e promuovere la cultura dell’accoglienza e dell’inclusione. Invitano tutti a leggere il comunicato completo per comprendere appieno la gravità della situazione.
Uniamoci per chiedere il rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali, per offrire alternative sicure e legali, e per promuovere la cultura dell’accoglienza e dell’inclusione. La solidarietà è la chiave per porre fine a queste tragedie. Leggete il comunicato completo e unitevi a noi per costruire un mondo in cui nessuno debba affrontare il pericolo mortale di un viaggio in mare per cercare migliori condizioni di vita per sé e i propri figli.

