Elena Balatti. Smc.
Da vari anni sentivo il bisogno di avere uno stacco dal ritmo intenso delle varie attivita’ al servizio della missione in Sud Sudan. Il termine del mio lavoro all’ufficio Caritas di Malakal ha offerto l’opportunita’ per un periodo sabbatico, ovvero di pausa, che ha incluso un mese dedicato alla preghiera.
Nel silenzio di un monastero
Grazie anche all’accoglienza e guida delle Suore Carmelitane del monastero di Bathgate (Scozia) l’esperienza e’ stata davvero molto positiva e rigenerante. Ho riflettuto come nel concatenarsi dei vari impegni della vita quotidiana possono trascorrere mesi e anche anni – per me 25 in Sud Sudan – senza quasi che ci si accorga che il tempo passa e che, con il tempo, si passa anche da una fase della vita all’altra.
Uno degli scopi previsti da s. Ignazio quando aveva elaborato il suo programma di ‘esercizi spirituali’, noto appunto come ‘mese ignaziano’, era stato quello di creare uno spazio dove poter rileggere la propria vita alla luce della propria vocazione e missione.
Io non ho seguito la struttura metodica del mese ignaziano, ma questo periodo e’ stato ugualmente utile per rivedere tante esperienze nel silenzio della preghiera e ricevere rinnovate energie, che il Signore sempre concede, per continuare.
Fare silenzio per capire chi siamo
Il commento di una persona e’ stato una provocazione: qualche volta, se non ci fermiamo un po’, non sappiamo nemmeno piu’ chi siamo. Fatta una scelta fondamentale come puo’ essere quella della vita religiosa, missionaria o, per la maggioranza, il matrimonio, non e’ che si e’ ‘a posto’ una volta per tutte.
Il mutare di situazioni e circostanze chiede continuamente di affinare, approfondire e confermare l’orientamento iniziale. Le sfide, le difficolta’ e le molteplici esigenze del quotidiano possono in effetti disorientare. Creare un certo distacco da tutto questo e’ salutare, e nella quiete lo Spirito di Dio indica la strada e ci muove nella direzione giusta.
In Italia ed Europa sta iniziando l’estate, che per molti include un periodo di vacanza e di riposo. Certamente non e’ necessario pensare a un intero mese dedicato alla preghiera, cio’ che puo’ essere utile e importante in determinati momenti della vita e all’interno di certe scelte vocazionali, ma dedicare un po’ di tempo alla ripresa e ricarica spirituale puo’ rivelarsi un’opzione ricca di sorprese positive.
La suora carmelitana con cui ho fatto alcuni colloqui, ad esempio, sottolineava come un periodo di silenzio e rilettura della propria vita possa essere un’opportunita’ di guarigione.
il silenzio può guarire le ferite
Tutti ci portiamo dentro ricordi di esperienze liete e meno liete, e alcune di queste sono ferite che non si sono ancora rimarginate e provocano ancora sofferenza. Il presentarle davanti al Signore puo’ iniziare o continuare un processo di guarigione dove troviamo la forza di liberarci da cio’ che ci turba e anche di perdonare dove ce ne fosse bisogno.
La preghiera non risolve automaticamente tutto ma ci mette nella situazione di cui parlava s. Paolo quando diceva ‘tutto posso in Colui che mi da’ la forza’ (Fil 4:13).

